Articolo pubblicato su La Voce e il Tempo
Questo articolo è stato pubblicato su La Voce e il Tempo 2 novembre 2026, n.39 con il titolo
Sulla questione dei cattivi maestri
Grande dibattito sulle proteste, ma soprattutto sulle devastazioni, del terzo fine settimana di ottobre a Milano, Torino e altrove, eventi a cui ha fatto seguito il decreto legge (“Disposizioni urgenti in materia di sicurezza pubblica e contrasto alla criminalità minorile”) in vigore dal 23 ottobre. Si è discusso soprattutto sul coinvolgimento di un notevole numero di ragazzi e ragazze minorenni e sulle misure di contrasto.
In questo quadro e avendo operato a lungo a Torino, prima del pensionamento, soprattutto nella magistratura minorile, ritengo di dire qualcosa che sia anzitutto aderente alla realtà. La realtà di una città in cui, come altrove, il disagio c’è sempre stato, nelle forme più varie (l’ho toccato con mano, prima che sul lavoro, crescendo, nella mia famiglia d’origine, in un quartiere “difficile” della periferia torinese).
In passato, però, c’era nonostante tutto (crisi economiche e politiche, gli anni di piombo, l’accumulo di problemi irrisolti) una speranza di futuro, che poteva ancora concretizzarsi, ai più vari livelli, in tanti modi e che ha consentito anche l’integrazione di molte persone e famiglie giunte da varie parti del mondo (Europa dell’Est, Nordafrica, Sudamerica…). Poi, dall’inizio del nuovo secolo e millennio e di una serie interminabile di guerre e altre calamità quali il Covid e le catastrofi ambientali, tutto è diventato più difficile. Anzitutto per i giovani, che almeno in Europa sono e saranno sempre di meno e si sentono prigionieri di un mondo che offre e offrirà loro sempre di meno: in termini economici (per la concentrazione delle ricchezze in poche mani), di opportunità di vita, ma anche di diritti. Che non possono vivere solo sulla carta o in astratto (Massimo Cacciari ha detto giustamente che «la democrazia non può basarsi soltanto sull’idea che siamo democratici») bensì in un mondo più giusto a livello di ripartizione di ricchezze, risorse, opportunità.
Fanno male, ovviamente, le scene delle devastazioni di ambienti urbani a tutti familiari. Ma dovranno essere posti di fronte alla responsabilità di ciò non solo i giovani individuati quali autori materiali di esse. A monte, ma molto concreta, c’è la responsabilità (politica, morale, generazionale) di un mondo adulto che non si distingue per correttezza e rispetto rigoroso della legalità (basti pensare alla massiccia evasione fiscale in questo Paese, con connessa sottrazione di risorse alla collettività); che propone modelli di riuscita per lo più sganciati da un merito effettivo, per quanto esaltato a parole; che fa campagna elettorale praticamente tutti i giorni, ma senza affrontare davvero i problemi più spinosi che ipotecano il futuro dei giovani. Questioni che riguardano una scuola che funzioni e favorisca sbocchi accessibili senza dover pensare ad emigrare; un lavoro che non sia sfruttamento o al limite ˗ ma è un limite che le statistiche documentano come superato al ritmo medio di tre vittime al giorno ˗ causa di morte; una casa a prezzi accessibili…
Nel dibattito pubblico c’è chi evoca i cattivi maestri (termine che mi sembra più consono ad altri tempi e contesti) e chi, di fronte alla questione del futuro dei ragazzi, dice che in realtà hanno un futuro grande come una casa… Sarà, ma a me sembra invece, sul piano delle immagini che possono aiutare ad inquadrare i problemi, che i giovani “arrabbiati” di oggi siano in realtà come intrappolati nel più piccolo di una serie di cerchi concentrici. Dove sono finiti, con una consapevolezza via via crescente, in un mondo in cui i cerchi più grandi sono appannaggio di oligarchie che operano su base planetaria nonché di autocrazie e capipopolo che hanno ben poco rispetto della vita umana, a partire da quella di bambini e ragazzi; mentre in tutti gli altri cerchi si collocano, via via, adulti spesso incapaci di assumersi effettive responsabilità, gente corrotta e disonesta, politici, spesso di ben scarso livello, che sembrano pifferai magici, ecc…
Per concludere: vengano, ovviamente, perseguite le responsabilità di chi oggi è sotto i riflettori (nel rispetto delle regole del gioco giuridico e giudiziario e senza fare d’ogni erba un fascio), ma non si perda di vista il quadro d’insieme, in cui la posizione dei ragazzi spicca ma non è certo la sola da considerare in un bilancio complessivo, responsabile ed effettivamente utile per il futuro di questo Paese.
