Ecco l’ultimo arrivato!


                   Il cerchio più piccolo

 

 

Ecco la scheda del libro:

La storia “sbagliata” fra il magistrato Marcello e la giudice popolare Alessandra è l’occasione per  per proporre in una chiave particolarmente coinvolgente temi legati alla devianza minorile di ieri, alla criminalità di oggi e alla giustizia in nodi da sempre cruciali. L’appassionata e appassionante ricerca della verità, dentro e fuori le aule giudiziarie, da parte dei protagonisti comporterà costi altissimi perché le sfide saranno continue e anche cruente, in una spirale di complessità, esasperata dal caso, non risolvibile ˗ e spesso, anzi, incompresa ˗ dalla logica giuridica. Sfide comunque ineludibili e non necessariamente perdenti, anche quando disperate all’apparenza e non ortodosse nei metodi, purché si abbia il coraggio di penetrare a fondo nella realtà. Come fino al centro di una serie di cerchi concentrici, a quel cerchio più piccolo in cui è racchiusa l’essenza di tutto e da cui tutto può fuoriuscire. “Come lava in un’eruzione”, dice Marcello.

Dopo due romanzi ˗ Fronte Sud e Uno come tanti ˗ molto diversi ma accomunati dalla presenza di un figlio che si confronta con una figura paterna lontana e financo enigmatica, qui ho preso le mosse da una situazione più “normale”: una quotidianità complessa e molto impegnativa, quella di una Corte d’Assise, ma comunque scandita anche da ruoli ben distinti dei magistrati e dei giudici popolari.

La normalità, però, salta ben presto, sia nel rapporto fra il “togato” Marcello e l’irruente Alessandra che nell’aula della Corte, in cui una storia minorile sbuca da un lontano passato come un treno nella notte (Bruno Gambarotta, nella prefazione, ha incluso il treno fra i protagonisti), presentando il conto per una verità che non c’era stata e dalle cui ombre è scaturito, come in un incubo, un dilemma giudiziario nuovo eppure inestricabilmente connesso al vecchio, come nella saldatura di due cerchi concentrici.

Nel seguito della vicenda mi sono concentrato in particolare sulle emozioni dei protagonisti mentre si aggirano, parallelamente allo svolgersi del processo e in una sorta di clandestinità, in un labirinto nascosto dietro le apparenze della realtà e dei cui rischi prendono via via, sulla loro pelle, piena coscienza. Mentre i loro destini fluttuano come in un mare sotterraneo, in superficie il mondo continua a girare più o meno come sempre: indagini accidentate da parte di magistrati talvolta maldisposti di fronte a una complessità sgradita e imbarazzante; la lunga attesa dell’epilogo nel processo a carico dell’ex minore; cronache mediatiche spesso approssimative e disinvolte. Tutto ciò mentre la partita che più conta viene giocata sino alla fine sul filo di soprassalti e colpi di scena, in quello che Gambarotta ha definito «un campo di forze estremamente ricco, teso a disegnare un sistema di energie e tensioni interne, impulsi, desideri e resistenze. E amori».

Oltre alla fisica, c’è la geometria anomala dei cerchi che si stringono come sbarre o si allargano per lasciare, forse, vie di salvezza e riscatto. Concludo con Alessandra, a cui ho dedicato il rilievo che meritava come persona oltre che come personaggio: grazie soprattutto a lei dovrebbe emergere che in quel campo di forze c’è spazio perché la gente comune possa concorrere, anche nei modi più vari e talvolta impensabili, alla realizzazione, nonostante tutto, di una giustizia autentica.