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Ḗ sabato, il 9 marzo, il sole di mezzogiorno sembra rinvigorire l’azzurro del cielo, che si staglia senza incertezze sulle pietre bianche delle case nel cuore barocco di Lecce.

Sta per partire il mio treno per il ritorno al Nord, verso un cielo di un azzurro, certo, meno intenso; ma il clima si preannuncia ugualmente tiepido come in un anticipo di primavera, complici cambiamenti e capricci climatici.

In questi giorni ho davvero parlato tanto e lo testimonia la mia voce un po’ roca e affaticata.

Una fatica anche metaforica: di uno che, “viandante” per una nuova esperienza di letteratura, nel cammino è stato anche testimone “anziano” di esperienze di giustizia minorile.  In questo itinerario pugliese-lucano ho parlato infatti, necessariamente, anche di giustizia per i minori, delle scelte, spesso difficili, che si fanno collegialmente in camera di consiglio, del rapporto con gli operatori, di ragazzi incontrati in tante storie vere.

Ne ho parlato con persone cordiali, che in questi giorni si sono rivelate in sintonia con la mia mission di presentazione del romanzo: addetti ai lavori di oggi, o che lo sono stati in passato, che in questo incontro hanno riversato la freschezza di tanti ricordi o di tante esperienze attuali, che hanno posto domande emblematiche del loro interesse e del loro impegno di sempre.

Posso dire di essermi sentito quasi “abbracciato” ˗ non capitava da tanto ˗ dalla comunità di chi nel minorile non solo spende le sue competenze ma investe anche la propria motivazione per fornire un servizio davvero efficace, che si traduce in giustizia concreta e quotidiana.

Sì, certo, presentavo un romanzo, si parlava anzitutto di una fiction; ma il discorso, molto spesso, è andato naturalmente oltre e mi ha fatto bene sentir dire a qualche partecipante agli incontri che “tornava a casa più incoraggiato a proseguire nei suoi sforzi”.

Così, in queste terre del Sud ˗ che ancora parlano dello splendore delle civiltà antiche ma sono messe alla prova, oggi, oltre che da politiche spesso poco lungimiranti, anche dal cambiamento climatico, dalle epidemie negli uliveti, dai pesanti rischi ambientali di un’industria che offre lavoro ma sottrae salute ˗ la mia storia, di bambino immigrato in “terra sabauda” e poi di magistrato che ha sempre lavorato lì, ha trovato mille consonanze e si è confusa con le emozioni e i ricordi di tanti altri. Quasi una narrazione comune, come quando ho letto, a p.270 di Messa alla prova, il brano su quella specie di Sud dell’anima in cui si trova Vito e ho sentito la gente attorno più in sintonia che mai, anche al di là degli applausi…

Nella mia testa, ora, ci sono tanti fotogrammi ancora da ricomporre perché i vissuti di questi giorni possano divenire una definita testimonianza, una nuova esperienza.

Sembrano sovrapporsi, come tessere di un caleidoscopio, le immagini del biancore delle pietre delle cattedrali di Bari, con i racconti dei progetti di vela sul mare dei ragazzi del carcere minorile; il presidio di legalità del Tribunale per i minorenni di Taranto, che rianima un antico convento, in un piazza dalla storia nobile ma ora insidiata dal degrado; i volti di ex giudici onorari che ancora si spendono per i ragazzi; quelli delle mamme affidatarie di minori non accompagnati, orgogliose della loro fatica e delle loro scelte.

E ancora: la voglia di capire e diffondere conoscenza dei membri delle associazioni di Lecce, che mi hanno posto tante domande che scaturivano dal romanzo ma erano un tutt’uno con i loro vissuti e le loro storie di quotidianità familiare.

Un segno, per me, che Messa alla prova davvero può dire parecchie cose; anche diverse, a pubblici diversi.

Una mano sulla spalla mi scuote da questo film ad occhi aperti, mentre il treno rallenta giungendo in una stazione. C’è il controllore, ma la mano non è la sua, come, invece, in una nota pubblicità in cui il sogno di una vacanza viene interrotto appunto dalla brusca richiesta del biglietto.

Ḗ la mano di mia moglie Rosamaria, che mi scuote per segnalarmi la presenza del controllore, mentre mi informa di dove siamo arrivati. Il viaggio è ancora lungo, ma non importa. Mi faranno compagnia, oltre a Rosamaria, instancabile compagna d’avventura (v. fra i Grazie a fine libro), i frammenti di vita di questi giorni; in attesa che, a Torino, possa riordinarli dentro di me.

Un bagaglio di nuove suggestioni, sicuramente anche di nuovi stimoli intellettuali. Ancora una testimonianza che muove dal libro, ma era partita da molto lontano e chissà dove troverà nuovo approdo.

Certo non la perderò di vista.